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Allarme al Santa Maria Nuova, in uno sgabuzzino hanno trovato escrementi di roditore e plastica mangiata. Avvisata immediatamente la direzione dell'ospedale che ha inviato una squadra di derattizzazione. Intanto i corridoi sono pieni di trappole.Reggio Emilia - Al 'trasfusionale' dell’ospedale Santa Maria Nuova ci sono i topi. Topini, topi di città. Ma ci sono. E la loro presenza è quanto mai inopportuna, specialmente all’interno di una specialità che coinvolge il sangue. Ci è giunta una segnalazione in materia e, trattandosi di un fatto grave, impossibile non andare immediatamente a verificare.E’ una giornata di lavoro normale: al centro trasfusionale ospedaliero non c’è molta gente. Una signora che aspetta il suo turno, due uomini che si sono già accomodati sui lettini pronti per donare il prezioso liquido. Fuori è un brulicare di operose infermiere, alcune delle quali leste a rimpinguare i cestini dei succhi di frutta offerti a chi si è sottoposto a prelievo.Ma c’è anche una presenza quasi ectoplasmatica a “sorvegliare†quanto succede in reparto. I topi, appunto."Ce ne siamo accorti qualche giorno fa — spiega con efficenza svizzera la caposala Rossella Tagliavini — Ecco, vede, sono qui".La signora ci indica la porta tagliafuoco rossa di un vano tecnico che ospita un quadro elettrico, protetto da uno sportello in acciaio e ferro. Non c’è la luce, ma quello che dobbiamo vedere lo vediamo subito. In terra, "ma ci sono anche lì in alto", ecco le esche."Il 28 novembre scorso ci siamo accorti che in questa stanza c’erano in terra degli escrementi di topi — spiega ancora la caposala — C’erano anche stipate delle bottigliette di acqua minerale da mezzo litro... queste, eccole». Ce le mostra. Quasi fossero state disegnate, sempre sullo stesso punto, si vede benissimo che le etichette di carta sono state rosicchiate e la plastica bucata del tutto dai denti affilati dei piccoli roditori."Abbiamo immediatamente avvisato la direzione dell’Arcispedale e questi, attivando l’unità preposta alle epidemie interne, ha inviato qui da noi una squadra per la derattizzazione. Sono loro che hanno piazzato le trappole. Ce ne sono cinque".Un’azione ultra tempestiva, dunque, da parte dell’azienda ospedaliera. Ora il timore è che le bestie continuino a razzolare e proliferare nelle controsoffittature. Lì passano anche le tubature del riscaldamento: un luogo perfetto per vivere."Be’ un po’ di paura ce l’abbiamo — conclude la caposala — e speriamo che questo evento non danneggi il nostro lavoro". Poi ci porta a vedere anche le esche per gli insetti posta tra la macchinetta del caffé e quella per i tramezzini. "Qui sono molto attenti".O forse no. Ci si fa vicino un’altra persona che lavora in quel reparto e, sottovoce, ci spiega: "E’ da un po’ di tempo che abbiamo segnalato questo problema — confida —, circa da due mesi. Sono intervenuti solamente ora. Non vorrei che sia stato sottovalutato il problema: qui noi lavoriamo con il sangue".di Luca Degl'InnocentiFONTE:http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/reggio_emilia/2008/12/05/137306-trasfusionale_sono_arrivati_topi.shtml

  • Linea dura del Comune della Spezia contro chi nutre i piccioni nelle piazze cittadine: una donna che distribuiva cibo ai volatili ha ricevuto una multa da cento euro per effetto dell’ordinanza voluta dall’ assessore Corrado Mori che si è avvalso del decreto Maroni. I vigili urbani hanno anche sequestrato i sacchetti del cibo che la signora intendeva distribuire. Lo stesso assessore, in nome del decoro urbano, sta facendo multare pure i proprietari di cani che non si portano dietro una paletta rigida o una pinza in plastica per raccogliere le deiezioni canine, anche se hanno con sé sacchettini, guanti e carta. L’atteggiamento sta suscitando notevoli proteste, anche da parte dei turisti, che non conoscendo l’ordinanza non sanno cosa rischiano venendo in città col cane senza la paletta in plastica.FONTE:http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/la_spezia/2008/12/04/1101927086880-La-Spezia-donna-e-piccioni.shtml
  • Sempre più diffuse le colonie di Lasius neglectus: conquista i territori ed estromette la fauna localeMILANO - Ha già invaso Varsavia, Ginevra e la cittadina di Jena in Germania: la nuova e più aggressiva specie di formiche da giardino, la Lasius neglectus, con ogni probabilità asiatica, sta lentamente colonizzano parchi e giardini di mezza Europa annientando le specie autoctone nel loro ambiente. Un'invasione silenziosa, ottimo esempio di quel fenomeno chiamato «bioinvasione», che preoccupa sempre più biologi ed etologi.DOMINIO - In apparenza sono simili alle comuni formiche nere da giardino, le Lasius neglectus hanno però una struttura sociale molto diversa. Le regine infatti non lasciano la colonia per fondarne una nuova, ma si accoppiano con i maschi della loro colonia di origine, espandendola e facendo crescere enormemente il numero di formiche che scavano nel suolo per costruire nuovi nidi, finché l'area non è popolata con una sorta di «supercolonia». In pratica, una volta stabilitasi in un luogo riesce a imporsi senza grosse difficoltà sulle altre specie, dominando l'intera fauna locale. In quella cerchia muoiono di conseguenza tutti gli altri animali e si sostituisce così alle specie che popolano da tempo quei terreni. Inoltre, queste formiche prosperano in ambienti urbani anziché in habitat naturali.RESISTENZA - In questo caso si tratta di colonie altamente infestanti, dalle dieci alle 100 volte più numerose di quelle native europee, come si legge in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica «Plos One». La Lasius neglectus è onnivora e ben si adattata al nuovo ambiente. Questa formica eurasiatica è arrivata dalle nostre parti grazie all'uomo. Fu scoperta nel 1990 in Ungheria. Poi, trasportate attraverso l'Europa probabilmente nella terra usata per far crescere le piante, le loro colonie sono oggi presenti in oltre un centinaio di luoghi fra la Francia, la Germania, la Polonia e il Belgio, riferisce Sylvia Cremer dell'Università di Ratisbona in Germania, tra gli autori dello studio. Gli esperti sono convinti che sia solo questione di tempo: implacabile, rapida e quasi invisibile la formica invasiva colonizzerà ben presto gran parte d'Europa, su fino alla Scandinavia, causando gravi danni. Già, perchè questa formica resiste anche alle basse temperature, fino a 5 gradi sotto lo zero.ALLARME - La diffusione delle colonie in tutto il Continente, ipotizzano gli esperti, avviene per esempio attraverso vivai ma è anche aiutata da «passaggi» inconsapevolmente offerti durante le fiere di giardinaggio. «Le formiche sono tra i più importanti mangiatori di detriti del pianeta e con la loro azione aiutano i cicli di ricambio. C'è però un forte allarme tra gli etologi per questi numerosi e repentini cambiamenti della composizione degli animali nei nostri ecosistemi», spiega anche Enrico Alleva, presidente della Società italiana di etologia che raggruppa ricercatori che si dedicano allo studio del comportamento animale e delle sue basi biologiche. Basti pensare che la formica di fuoco (Solenopsis invicta), comparsa per la prima volta in Alabama negli Stati Uniti nel 1930 - da dove poi si è diffusa rapidamente in tutti gli stati - causa ogni anno danni stimati in circa 600 milioni di euro.INSOLITO - «È probabile che siano già avvenute molte altre infestazioni ad opera della formica, ma che non siano state individuate a causa del normale periodo di latenza che contraddistingue le specie invasive prima dell'insediamento», precisa Cremer. Per gli esperti insomma è l'ennesimo spostamento di organismi viventi da una regione e da un'ecosistema all'altro, con una frequenza e una velocità che il pianeta non aveva mai conosciuto. «Finora solo le person